Sono pronta per tornare a lavoro?

..”sono pronta,voglio ricominciare a lavorare”.. Ma lo siamo davvero?E soprattutto: troviamo appoggio e conforto nei nostri colleghi?Quando il nostro percorso di cure si mostra sin da subito lineare e ben definito,nella nostra mente riprogrammiamo ciò che dovremmo riprendere a fare senza dimenticarci innanzitutto del LAVORO.Ma quanto è cambiato il nostro approccio dal primo ufficiale rientro alla base?Se i meccanismi da sostenere sono legati a scrivanie,contabilità,utilizzo di computer e dunque la necessità di essere sempre sul pezzo,non mancherà certamente la stanchezza mentale e quella forma di non totale attenzione (consequenziale all’utilizzo di farmaci e a tutto ciò che la mente ha dovuto subire).Se il nostro ruolo abbraccia invece tipologie di lavoro quali commessa,cassiera di un supermercato o semplicemente dipendente di un’azienda,sarà probabile che lo sforzo fisico nello stare in piedi o socializzando con i clienti,ci peserà ugualmente proprio perchè il corpo è cambiato ed è provato dal percorso che ci lasciamo alle spalle.E’ molto complicato perciò,soprattutto nelle prime batture iniziali,ritrovare da subito quella spinta per riuscire a REINTEGRARSI COMPLETAMENTE.. Guardiamo gli altri come fossero sempre un passo più avanti di noi,mentre non riconosciamo quella stanchezza incessante e i disturbi cognitivi invalidanti.Nasce allora la battuta,la frase fuori luogo,la constatazione di qualcosa che noi stiamo già comprendendo da sole ma che inevitabilmente,quando sono altri a dircelo in faccia,ha un peso altresì diverso.Ricominciamo e facciamo del nostro meglio..ma quante volte poi si è anche arrivato a rivalutare la propria scelta lavorativa?Lo stato italiano ci sostiene davvero?Eppure,dietro quelle famose sigle come 048 o 104,non sembra celarsi il bisogno di andare incontro a persone PERFETTAMENTE SANE che però hanno l’esigenza di essere trattate con un occhio di riguardo.Le stesse che,allontanandosi dal lavoro per svolgere costantemente delle visite,non possono godere del diritto di usufrirne senza che queste non vengano inqudrate come FERIE DA SCALARE.Non sono vacanze,non sono giorni di festa..No,è tutt’altro.L’aspetto lavorativo è molto delicato per una paziente oncologica soprattutto quando,i reali cambiamenti fisici,non ci permettono di gestire cose,ambienti e situazioni,con l’elasticità e la disinvoltura che da sempre ci ha contraddistinte.Come avete vissuto questo momento?

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